PENNE AL VETRIOLO. I grandi giornalisti raccontano la Prima Repubblica

Collana: Clessidra
2-3d.gif
Formato: 14 x 21 cm
Pagine: 704 + Cop. in brossura con bandelle
Edizione: Maggio 2017
Lingua: Italiano
ISBN: 978-88-7381-849-6
Autore: Mazzuca Alberto
Voti:

Carrello

Libro cartaceo
19,50
16,58 €
Tag:
1 1 1 1 1 1 1 1 1 1

TRAMA
Da Gianna Preda a Fortebraccio. I due estremi, dalla destra alla sinistra politica. Ovvero dalla giornalista de “Il Borghese” definita «la tigre» da Prezzolini, la «Maxwell della politica» da Giorgio Torelli e «l’Oriana Fallaci della destra» da Marcello Veneziani, al corsivista de “l’Unità” che nasce borghese, ha un passato da democristiano prima di diventare comunista e trasformarsi in quello che Michele Serra descrive come «un gentiluomo che lavora per la classe operaia», Oreste Del Buono chiama «unico» ed Enrico Berlinguer «un capolavoro». E insieme a loro le migliori firme del giornalismo italiano: Giovannino Guareschi, Leo Longanesi, Indro Montanelli, Giovanni Ansaldo, Mario Pannunzio, Arrigo Benedetti, Ennio Flaiano, Ernesto Rossi, Oriana Fallaci, Camilla Cederna, Enzo Biagi, Eugenio Scalfari, Giorgio Bocca, Giampaolo Pansa e altri ancora.
Questa è la storia della Prima Repubblica italiana, quella che va dalla Liberazione nel 1945, si butta alle spalle la monarchia, arriva inizialmente alla caduta del comunismo nel 1989 e, in seguito, a Tangentopoli nel 1992. Per dare poi vita alla cosiddetta Seconda Repubblica che si rivelerà solo la brutta copia della Prima. Poco meno di cinquant’anni visti attraverso le loro penne corrosive, aggressive, taglienti, spesso satiriche. Cinquant’anni in cui si agitano e sgomitano per il potere affaristi, speculatori, boiardi di Stato, malfattori, rivoluzionari, golpisti, terroristi. E in cui nasce la partitocrazia, dilaga la corruzione, si espande la criminalità organizzata fino ad arrivare a trattare con lo Stato, si formano le caste, si favorisce il compromesso. Ma ci sono anche gli uomini che tentano di opporsi alla malapolitica, alla malaeconomia e alla malafinanza. A cominciare da un prete non amato dal Vaticano, don Sturzo.
 
 
«L’Italia non è un Paese povero; è male amministrata. Spreca; investe male; spende per educare uomini che manda a servire per l’arricchimento di altri Paesi; mantiene impiegati male pagati o troppo pagati per quello che fanno male e quello che non fanno; dai sindacati si lascia imporre salari che non è economico dare; promette pensioni che saranno pagate con moneta svalutata; ha ferrovie che servono bene soltanto quelli che non pagano il biglietto; regala medicine a malati immaginari; permette ai chirurghi di far pagare somme che nessun ospedale straniero, meglio fornito dei nostri, metterebbe in conto; ha un mucchio di impiegati statali dei quali una gran parte lavora per aziende private; è costretta a cedere le sue industrie agli stranieri. Insomma, è un Paese falso, con una ricchezza non esistente, che vive facendo debiti e fi rmando cambiali, con reciproci inganni, il tutto a profi tto di un piccolo gruppo di affaristi e di maneggioni e di distributori politici di piccoli stipendi.»    Giovanni Prezzolini
COMMENTI

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna


CONDIVIDI la pagina

Dello stesso autore
Della stessa collana

Informazioni aggiuntive

orologi replica cinesi

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella Policy Cookies. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Policy Cookies. Cliccando su Attiva Cookies, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Per saperne di più sui cookies che utilizziamo leggi le nostre policy cookies.

Accetto i cookies da questo sito.