Palazzo Zani

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Formato: 21 x 28 cm
Pagine: 160 + Cop. in brossura
Edizione: Novembre 2011
Lingua: Italiano
Illustrazioni: a colori e in B/N
ISBN: 978-88-7381-396-5
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29,00
24,65 €
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TRAMA

Gli Zani, famiglia di origine toscana documentata a Bologna fin dal XIII secolo, si arricchirono con il commercio della lana e parteciparono per quasi tre secoli alla vita sociale e culturale della città. La realizzazione di una prestigiosa residenza, che testimoniasse il rango e la ricchezza della famiglia, si deve a Marc’Antonio Zani, il quale, dopo aver acquistato terreni ed immobili nelle adiacenze della propria dimora di Strada S. Stefano, nel 1561 incaricò del progetto l’architetto bolognese Floriano Ambrosini (1557-1621). L’androne introduce dal portico al cortile, da cui si passa al retrostante giardino verso Via S. Petronio Vecchio. Attorno al cortile, dove sono le pitture illusionistiche realizzate da Antonio Bonetti nel 1785, si affacciano le stanze del piano terreno e del primo piano, che gli Zani fecero decorare a giovani artisti emergenti dell’epoca. Alla fine del XVI secolo, avendo consolidato la propria posizione di potere, gli Zani affidarono al giovane Guido Reni, già distintosi come allievo dell’Accademia carraccesca, la decorazione del salone d’onore al piano nobile. Nel 1745 il palazzo fu acquistato dall’abate Pier Antonio Odorici, tesoriere di Papa Benedetto XIV. Il figlio adottivo dell’abate, Antonio Odorici, impiegò tutte le proprie risorse economiche per ultimare il progetto di ampliamento,facendo costruire un complesso di scuderie, granai e magazzini, oggi scomparsi. Nel 1840 il palazzo fu acquistato dal principe Pietro Pallavicini, a cui si devono le ultime trasformazioni: la sopraelevazione e la nuova destinazione residenziale del secondo piano, la decorazione del piano nobile con arredi estucchi in stile Impero e grottesche ispirate allo stile pompeiano, nonché la realizzazione di edifici di servizio nel retrostante giardino, che assunse un aspetto romantico e neomedievale, secondo lo stile allora in voga. Nella seconda metà del XIX secolo la proprietà fu venduta al conte Leone Rossi, i cui discendenti la mantennero fino al 1948, quando passò al Consorzio della Bonifica Renana, che vi trasferì la propria sede avendo cura dei restauri e della conservazione del palazzo.

Della stessa collana: Palazzo Bocchi (2006) e Palazzo Fava da San Domenico (2008).

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